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Dal nulla sorgemmo

La sanguinosa mattanza della Prima Guerra mondiale è finita. La mistica dell'interventismo lascia il posto ad una arida delusione: “le aspettative delle masse finiscono (...) per essere disattese”. Nessuna riforma, nessuna ricchezza, nessun cambiamento sociale: dov'è la vittoria? Che senso ha tutto il sangue versato? Che fine hanno fatto le tante promesse? Scoppiano ovunque tumulti, la vecchia classe politica latita, il socialismo conquista consensi oceanici, detta l'agenda ma non riesce a innescare una vera insurrezione armata. Un po' per le divisioni interne endemiche nella sinistra italiana (e presenti identiche oggi a un secolo di distanza), un po' perché il movimento socialista snobba colpevolmente i reduci, li emargina, li rifiuta a prescindere. “Queste posizioni ingessate getteranno nelle braccia del fascismo migliaia di ex combattenti”: lo squadrismo dei seguaci di Mussolini prende forma e diventa una minaccia sempre più concreta, sottovalutato da tutti. Ma facciamo un passo indietro: è il 1919 quando viene fondata l'ANAI (Associazione Nazionale Arditi d'Italia), che raccoglie i reduci che in tempo di guerra appartenevano ai reparti d'assalto, quelli abituati a gettare il cuore oltre la trincea. In un primo momento si tratta di un gruppo militarista, sostanzialmente antisocialista, ma in seguito al tradimento mussoliniano dell'impresa fiumana di Gabriele D'Annunzio - della quale gli Arditi “avevano costituito il nerbo” - una parte significativa del movimento si caratterizza per un sempre più marcato antifascismo. La convivenza di anime così diverse all'interno dell'ANAI deflagra nel 1921 a Roma, in occasione delle elezioni dei vertici dell'associazione: “viene eletto alla presidenza il tenente Umberto Béer, di fede repubblicana. (…) Vicepresidente è il tenente filofascista Pietro Pandolfi, segretario il tenente antifascista Canio Panetta. Tra i cinque consiglieri accanto al tenente Maggi, noto squadrista, troviamo il legionario filocomunista Pierdominici, il tenente Ferrari e l'anarchico Aldo Eluisi”. Le divisioni esplodono in occasione della richiesta, a fine aprile, da parte di Cesare Bottai di sostenere la sua candidatura alle elezioni politiche per il Partito Fascista. L'ANAI romana si spacca irrimediabilmente, e viene addirittura organizzato un corpo d'elite che ha il compito di combattere, “con forza uguale e contraria”, lo squadrismo fascista che ormai si prepara alla Marcia su Roma...
“Lavoratori! Dal nulla sorgemmo in una lotta infernale. Ricordate: non respiravamo, più non si viveva. Era la nostra ora più nera e più tragica. Contro di noi vi erano fascisti, governo e borghesia”.
Nuova edizione riveduta e ampliata per il saggio di Valerio Gentili, giovane storico della Resistenza e del movimento operaio, che in questo prezioso volume si sofferma su un capitolo della storia italiana poco noto, colpevolmente trascurato. La vicenda politica e insurrezionale degli Arditi del Popolo, e in particolare della legione romana del movimento, protagonista di episodi eroici nella resistenza all'ascesa al potere di Benito Mussolini e delle sue squadracce. Una storia suggestiva e a tratti emozionante che Gentili racconta con puntualità, seguendo un filo coerente e inesorabile che va dall'avventura fiumana di D'Annunzio al “biennio rosso” e alla Marcia su Roma. Alcuni storici, tra i quali Tom Behan, hanno recentemente avanzato l'ipotesi che se appoggiati non dico dal potentissimo Partito Socialista dell'epoca ma almeno dal neonato Partito Comunista Italiano, gli Arditi del Popolo avrebbero sconfitto sul campo il Fascismo rampante e cambiato la storia. Non so valutare la plausibilità di questa teoria: sta di fatto che Lenin, molto indispettito dall'atteggiamento negativo di Bordiga e Grieco (Antonio Gramsci era invece molto più bendisposto) verso gli Arditi del Popolo, scrisse nel settembre del 1921“Il partito ha commesso un serio errore (…). Era la migliore situazione per unire sotto la nostra direzione vaste masse. Il fatto che alla testa del movimento erano elementi radical-borghesi di tendenze avventuristiche non può affatto servire da pretesto per agire in tal modo”. Quanta differenza – e quanta sana realpolitik rivoluzionaria in più - rispetto alle parole di Bordiga del 31 luglio dello stesso anno: “È fuori discussione per i comunisti l'opportunità tattica di intese e alleanze con questi complottatori da palcoscenico e pseudo-rivoluzionari che ci regalebbero la repubblica di Eugenio Chiesa e il sovietismo politico di D'Annunzio, o la repubblica dei sindacati più o meno giuliettizzati”! I momenti più felici del saggio sono i capitoli dedicati alle guerriglia nelle borgate romane, che mostrano un popolo appassionato e battagliero sul quale sta per abbattersi il macigno del Ventennio e le appendici con documenti importanti come l'intervista di Antonio Gramsci ad Argo Secondari pubblicata su “L'Ordine Nuovo” del 12 luglio 1921. Il libro è pubblicato con una licenza Creative Commons che stabilisce che la diffusione del testo senza scopi di lucro non solo non è vietata, ma è anzi incoraggiata.