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L'esercito italiano nella resistenza Yugoslava.

L’8 settembre 1943 trovò dislocate nei territori della Jugoslavia ben 27 divisioni del R.E.I. e nel Montenegro il XIV° Corpo d’armata, comandato dal generale Ercole Roncaglia, disponeva di quattro divisioni: la divisione alpina “Taurinense” , presidiava Nikšić, comandata dal generale Lorenzo Vivalda; la divisione alpina “Venezia”, presidiava Berane, comandata dal generale Giovanni Battista Oxilia; la divisione “Ferrara” , presidiava la valle del fiume Zeta con Podgorica e Cettigne, comandata dal generale Antonio Franceschini; la divisione “Emilia”, presidiava le Bocche di Cattaro, comandata dal generale Ugo Buttà. Di fronte all’assenza di disposizioni dall’Italia e alle disposizioni di resa incondizionata e l’avvio ai campi di prigionia poste dagli ex alleati tedeschi ci furono alcuni giorni di confusione e di reazione da parte dei soldati italiani. Le prime reazioni furono dei soldati del Gruppo di artiglieria alpina “Aosta”, comandate da Carlo Ravnich, che il 9 settembre spararono cannonate alla colonna tedesca che tentava di raggiungere Nikšić. A Podgorica il 13 settembre ci fu l’ultima riunione dei comandati del Corpo d’Armata che decise di prendere tempo. Il 14 settembre una colonna di 8.000 soldati della Taurinense cercò di dirigersi dall’interno del Montenegro verso le Bocche del Cattaro perché la Divisione “Emilia” aveva, unilateralmente combattere i tedeschi portandola però all’annientamento. La colonna della Taurinense fu però respinta dall’esercito tedesco vicino a Cettigne, attaccata a Ledenice, accerchiata nei pressi di Grahovo. Dopo circa 15 giorni la Taurinense, che aveva perso nei combattimenti circa 6.000 uomini, tutte le armi pesanti e tutti i viveri, riprese la via delle montagne e il comando di Divisione prese contatti con gli ex nemici del comando partigiano. Il 15 settembre venne arrestato a Podgorica il generale Roncaglia. Le oggettive difficoltà e incomprensioni iniziali con i partigiani furono superate dagli stessi considerando il comportamento dei soldati italiani contro i tedeschi. Dalla precedente organizzazione della Divisione alpina Taurinense, furono costituite, su base volontaria, le prime due brigate di 800 uomini ciascuna che si aggregarono alla divisione alpina “Venezia” , ancora unita e composta da 15 000 uomini. La divisione “Venezia”, che era stata fortunata di essere accampata a Berane e che si era difesa dagli attacchi tedeschi, ebbe anche la possibilità di ricevere, dopo diverse traversie, un piccolo aereo delle Forze armate italiane, dipendenti dal Governo del Generale Pietro Badoglio, con i codici cifrati che permisero di mantenere i collegamenti con i Comandi Militari dislocati nel Sud d’Italia. Il 3 dicembre 1943 , nei pressi di Plevlja, fu costituita così una formazione partigiana , esclusivamente su base volontaria ed individuale, la Divisione italiana partigiana Garibaldi con quattro brigate, alle dipendenze strategiche del II Corpus dell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo. Secondo (3) la denoninazione fu imposta dal II° Corpus dell’EPLJ ma, comunque gli italiani ebbero l’avallo dello Stato Maggiore del Governo Badoglio. Per richiamarsi a Garibaldi fu adottata un fazzoletto o una cravatta rossa. Nel febbraio 1944 due brigate (circa 2.800 uomini) furono inviate in Bosnia al seguito del II Corpus. Una delle due fu decimata e solo un quinto riuscì a tornare. Una terza brigata, dopo due mesi di scontri in Bosnia, scomparve e solo i pochi superstiti ritrovarono gli ex commilitoni partigiani. Nell’agosto 1944 sei divisioni tedesche, in ritirata dalla Grecia, scatenarono in tutto Montenegro l’ultima offensiva e accerchiarono tutte le forze partigiane jugoslave e italiane. Per venti giorni le zone di Bjelasica, di Sinjajevina, del massiccio del Durmitor, del Komarnica, del Javorak furono tutto un susseguirsi di sanguinosi combattimenti. Le residue tre brigate della Divisione italiana partigiana Garibaldi si distinsero nella lotta anti-nazista. Mentre la a prima brigata, decorata in seguito con la medaglia d’oro al valor militare, proseguì la sua attività nel Sangiaccato, le altre due brigate furono assegnate al presidio della costa della Dalmazia. Nel gennaio 1945 la prima brigata inseguì il nemico nazista fino alla città di Sarajevo, La Divisione italiana partigiana Garibaldi si riunì, alla fine dei combattimenti, nel porto dalmata di Ragusa per rientrare in Italia. I sopravvissuti furono, rispetto ai 24.000 militari degli organici delle Divisioni “Venezia” e “Taurinense” alla data dell’8 settembre 1943, solo 3.500. Il 25 aprile la Divisione Garibaldi diventò, a Viterbo, il 182º Reggimento Fanteria Garibaldi con tre battaglioni: “Aosta”, “Venezia” e “Torino”. Il 5 settembre fu assegnata alla futura Divisione Folgore dell’Esercito Italiano.