Newsflash

CESARINO  VENTURINI (1932-2003)

Si sentiva a sparare, si sentivano raffiche: avevamo capito che iniziavano ad uccidere.
All'improvviso, in canonica, é comparso uno delle SS che ha spalancato il portone e ci ha fatti uscire tutti in cortile. Ci hanno messi al muro e stavano per fare fuoco. Allora il prete [don Zossi] si é inginocchiato e ha iniziato a pregare.   Allora il soldato, un tedesco, ha avuto un po' di umanità: ha rimesso via la machinen pistolen e se ne é andato. Subito dopo, però, é arrivato un altro. Noi eravamo appena rientrati. Ha dato un calcio alla porta, mi ha guardato e mi ha detto, in friulano:
 Tu tu seis un bandit e basìte- Tu sei un bandito . Ha premuto il grilletto, ma l'arma ha fatto solo clic. Ha sparato di nuovo. Io avevo il braccio alzato per ripararmi. Una pallottola mi ha attraversato il braccio, poi ne ho sentita un'altra arrivare nella gamba e sono svenuto, cadendo a terra. Sono stato per tutto il giorno, fin l'indomani alle 4, senza mangiare e senza bere. Mia madre mi ha trascinato in una stanzetta e siamo rimasti lí.  Mia madre era stata ferita, e così anche una mia zia di Alesso. Una mia cugina, sordomuta, é stata uccisa lo stesso. La sorella Dolores  e la madre sono state ferite.  Gemma Pustetto di Trasaghis stava scendendo le scale con la gerla sulle spalle: le hanno sparato ed é morta lí. Sono tutte cose che ho sentito raccontare: io ricordo solo gli spari.  I due che sono entrati in canonica avevano una divisa mimetica, un telo-tenda.  Avevano un berretto col teschio. Alcuni erano dei volontari, altri potevano essere stati obbligati ad arruolarsi... Sono venuti qui con l'intenzione di uccidere. Altrimenti potevano andarsene dritti, senza lasciare la Statale, oltrepassare il ponte e venire qui. Qualche tempo più tardi é arrivato uno con la moto che, a colpi di fischietto, ha fatto interrompere tutto. Si sono riuniti tutti davanti all'osteria del "Liberon" e lì hanno iniziato a bere, a mangiare, a cantare: hanno passato lì tutta la notte. L'indomani, verso le 10, hanno sparato una raffica di mitra e sono partiti. I morti, durante il pomeriggio, sono stati caricati sui carretti  e scaricati nelle rogge. Verso le 4 del pomeriggio ci hanno caricati su un carro. Ero in uno stato precario, con tutte quelle ferite, di cui porto ancora il segno. E' comunque un ricordo triste, che non si può né dimenticare né cancellare. Intervista del 1990 a cura di Pieri Stefanutti. Ampi stralci della testimonianza sono inseriti nel video AVASINIS, LUOGO DELLA MEMORIA, di Dino Ariis (Comune di Trasaghis, 2006)