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Iniziativa per il litorale Sloveno

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parlando il 10 febbraio del 2007 e del 2008 in occasione della “Giornata della memoria” in merito agli avvenimenti storici di 60 anni fa,  citò per due volte di seguito i termini “espansionismo slavo”, “barbarie” dei vicini slavi e “marcia dell’odio”, nonché “odio crudele” da imputarsi ai “piani di annessione che ebbero il sopravvento nel Trattato di pace del 1947 e che assunsero dei tratti minacciosi di pulizia etnica.”
Il messaggio del presidente Napolitano è dunque palese: il discredito del Trattato di pace e con esso il delineamento dei confini come veniva dettato dal Trattato che ha visto parteciparvi e sottoscrivervi 20 paesi alleati. Il Trattato di pace non alimentava ‘mire di annessione’ degli alleati jugoslavi, bensì rappresentava una conseguenza di ‘bilancio etnico’ accuratamente premeditato e non si trattava di ‘pulizia etnica’, della quale parla il presidente Napolitano. La provocazione è alquanto greve, per cui non possiamo riconoscere che ‘non ha senso occuparsene’.Il discorso ostile del presidente Napolitano ha provocato delle reazioni da parte di tutte le organizzazioni patriottiche. E’ nostro dovere, per giunta, avvisare i cittadini in merito ad alcuni eventi storici traendo esclusivamente spunto da fonti italiane. Così fu annunciato a Pola da Benito Mussolini il 22 febbraio del 1920  prima della sua ascensione al potere:
“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come quella slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. Non temiamo più le vittime… I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.
Già nel settembre dello stesso anno disse durante un suo comizio a Pola:
“Per la creazione del nostro sogno mediterraneo, è necessario che l'Adriatico, che è il nostro golfo, sia in mano nostra; di fronte alla inferiorità della razza barbarica quale è quella slava".
Non trovate che queste parole parlino di ‘barbarie’ e ‘razzismo’? Ma in questo caso di quale?
Il conte Galeazzo Ciano di Cortelazzo, genero di Benito Mussolini, nonché Ministro italiano per gli affari esteri durante la guerra, scrive nel suo diario, in data 5 gennaio del 1942, di aver accolto il segretario del Partito nazionale fascista del Friuli Venezia Giulia Aldo Vidussoni. Egli riporta:
“Mi furono confidate le sue intenzioni cruente contro gli Sloveni. Intende ammazzare tutti. Gli dissi che ce n’erano un milione. ‘Non importa’, rispose risoluto ‘bisogna agire come i nostri predecessori in Eritrea, sopprimendo tutti.”
Il 31 luglio del 1941 Mussolini, ora nelle vesti del Duce, annesse con l’aggressione il sud della Drava banovina. Queste furono le sue parole in occasione dell’incontro con i comandanti militari, tenutosi a Gorizia, riferendosi alla zona occupata in Slovenia:
“Questo paese è degenerato. Si dovrà eliminare il suo frutto velenoso per mezzo del fuoco e della spada… Agiremo come Giulio Cesare con la Gallia ribelle: bruciando i paesi in rivolta, ammazzando tutti gli uomini oppure mandandoli nell’esercito, portando lontano da casa e riducendo alla schiavitù donne, vecchi e bambini …”.
Chi in questo periodo aveva poi inscenato ‘marcie di odio e ira feroce”? Nel registro di quest’incontro conservato in archivio vi si legge un ulteriore comando del Duce: ‘Non sono contrario all’emigrazione di massa del popolo… Questi popoli si ricorderanno che la legge di Roma è inflessibile. Ordino l’applicazione di questa legge…” Si tratta o no di “pulizia etnica” o “bonifica etnica”come allora veniva denominata?

Il comandante del XI corpo dell’Armata Mario Robotti riferì ai suoi subordinati il seguente comando di Mussolini, risalente al 12 agosto 1942: “Le autorità superiori non sono contrarie alla deportazione dell’intero popolo sloveno insediandovi Italiani…, in altre parole: unificazione dei confini nazionali e politici…”.

Non vi sembra che queste parole parlino palesemente di “espansionismo” ma non di quello sloveno?
Robotti continuò a riportare il comando di Mussolini:
“Totale evacuazione quindi… Ignorate la sofferenza del popolo… Si capisce che la deportazione non esclude l’uccisione di tutti i colpevoli o dei sospettati di attività comunista…”.
“Bisogna ricostruire a qualunque prezzo la supremazia italiana ed il suo prestigio, a costo dell’estinzione di tutti gli Sloveni e della distruzione della Slovenia…”.
Per questo motivo non stupisce il comando del generale Robotti trascritto a mano dal capo di Stato Maggiore Annibale Gallo il 4 agosto 1942: “Si ammazza troppo poco!”
Troppo poco! Una dettagliata ricerca scientifica ha tuttora rilevato che le autorità italiane d’occupazione vi uccisero 1.569 Slovene e Sloveni. I nomi ed i cognomi degli ostaggi uccisi, dei condannati e dei paesani deportati accidentalmente sono archiviati nell’Istituto sloveno di storia contemporanea.
Inoltre la detta ricerca scientifica slovena ha identificato i nomi ed i cognomi degli abitanti dispersi della provincia di Trieste e Gorizia nel periodo del dopoguerra. Il presidente Napolitano ne è sicuramente a conoscenza.
La relazione della Commissione mista storico-culturale italo-slovena fondata nel 1993 dai ministri Andreatta e Peterle, dopo sette anni di ricerca minuziosa scientifico-ricercativa, rileva che le autorità italiane, incluso il presidente della Repubblica d’Italia, continuano ad ignorare tutto ciò. I fatti storici anteriori al 9 maggio 1945 sono caduti nel dimenticatoio. Il rammarico e le condanne degne di rivendicazione dopo questa data sono state esaltate e drammatizzate come se non fossero legate agli avvenimenti avvenuti 20 anni fa e durante la guerra.
Citiamo solo tre constatazioni tratte dalla relazione sloveno-italiana:
“Il regime d’occupazione era fondato sulla violenza che veniva espressa quotidianamente attraverso divieti, confini, deportazioni e internamenti…, processi davanti a Tribunali militari, sequestri e distruzione di beni patrimoniali, case e paesi. Ci furono migliaia di morti: caduti nella lotta, condannati a morte, ostaggi e civili. Circa 30.000 persone sono state deportate nei campi di concentramento, la maggior parte erano civili, donne e bambini. Molti perirono dalla sofferenza”.
“Nel periodo posteriore all’8 settembre 1943 i seguaci delle forze armate italiane e dell’amministrazione civile italiana hanno potuto tranquillamente abbandonare il territorio sloveno, sostenuti addirittura dall’aiuto della gente locale.”
“…Gli abitanti del Friuli Venezia Giulia che simpatizzavano per l’Italia vissero l’occupazione jugoslava come il momento più cupo della loro storia, anche perché nelle province di Trieste, Gorizia e Capodistria essa veniva accompagnata da un’ondata di violenza che si manifestava in arresti di migliaia di persone, in gran parte Italiani, ma anche Sloveni, i quali si opponevano al piano jugoslavo politico comunista. A poco a poco alcuni arrestati venivano liberati: ci furono centinaia di condanne eseguite frettolosamente le cui vittime furono in gran parte scaraventate nelle cavità carsiche dette foibe, e inoltre un numero ingente di soldati e civili che vi soccombettero oppure vi furono uccisi durante la deportazione… “
Si tratta di tristi atti vendicativi che il nostro paese e tutti noi profondamente deploriamo e condanniamo. Ciononostante allo stesso tempo ci chiediamo chi per primo ha dato inizio all’oppressione e alle calunnie, scatenando la violenza contro gli Sloveni e particolarmente gli abitanti del Litorale sloveno.
L’abbiamo ribadito e annotato più volte e lo ripetiamo continuamente.
Tuttavia dalla parte italiana nessuno fino a oggi vi dimostrò segni di rammarico, condannando gli avvenimenti che furono alla base di quest’atto di vendetta.
Inoltre lo stato italiano sta tuttora tacitamente difendendo “i suoi eroi – i criminali di guerra” della II guerra mondiale. Si ignorano tutti gli avvenimenti notori, raccolti in documenti aggravanti nei quali vengono citati oltre 850 criminali di guerra che operavano sul territorio dell’ex Jugoslavia. In qualità di vicini degli Italiani non ci sembra che la venerazione del fascismo, dell’espansionismo, del razzismo, la sottovalutazione della razza e la superiorità per le azioni commesse rappresentino un modo per conoscere la storia del proprio paese!
Numerose prove storiche testimoniano che i soldati italiani ed i fascisti, soprattutto alti e pubblici ufficiali, erano tutt’altro che brava gente. Anche alcune autorità italiane e mass media hanno cominciato ad interessarsi da poco per mettere in luce questa parte della storia italiana, tuttavia già dall’inizio era palese che la detta questione degli avvenimenti passati non potrà essere risolta a causa dell’influsso politico e l’oppressione di gruppi politici reazionari.
Ciononostante questi avvenimenti non possono essere occultati alla giustizia, ne consegue che la responsabilità degli ufficiali italiani per i crimini commessi sui civili in Slovenia sussiste tuttora!
Quando lottiamo per il riconoscimento della colpa e il rammarico per il male commesso alla nostra gente nel periodo tra gli anni 1920 e 1943 da parte dei cittadini della Repubbblica d’Italia, sosteniamo che non è nostra intenzione citare in giudizio dei criminali anziani o deceduti, ma basterebbe che la Repubblica d’Italia chieda le sue scuse per tutto il male e i crimini commessi dai suoi militari e dai fascisti sul territorio del Litorale sloveno e della Repubblica di Slovenia.
Non vogliamo seguire un modello che è stato applicato dalla giurisprudenza italiana come nel caso della condanna degli ufficiali tedeschi nazisti che sono stati citati a giudizi in venerabile età. Mentre i criminali italiani venivano completamente dimenticati.
Perciò ci appelliamo al governo della Repubblica di Slovenia:
di chiedere espressamente all’Italia il riconoscimento definitivo che i soldati italiani, i sottoufficiali, gli ufficiali e i fascisti erano tutt’altro che brava gente e che nel periodo dal 1920 al 1943 essi commisero atti crudeli non solo nelle zone limitrofe, bensì anche in altri continenti. Chiediamo inoltre il suo pubblico rammarico e pentimento per i crimini commessi sul territorio del Litorale sloveno e della Repubblica di Slovenia.
Sosteniamo che la nuova Europa non può essere costituita sulle recidive del suo passato più cupo, rivangando lo spirito di odio, reiterando condanne unilaterali e l’espansione di qualsiasi odio e la divisione dei popoli.
Con l’evidenziamento di questo problema decennale non si è ancora giunti alla fine della lista del conflitto tra i due popoli confinanti.
Gli avvenimenti più recenti riguardanti la riduzione dei mezzi finanziari da parte del governo italiano, necessari per il funzionamento delle istituzioni dei nostri compatrioti in Italia, dimostra ancora l’inaudita mancanza di rispetto dei trattati internazionali quali il Trattato di Londra e di Osimo e la Legge sulla tutela della minoranza, approvata nel Parlamento italiano. Quindi lo stato non ottempera gli obblighi nei confronti dei suoi cittadini di etnia diversa. In questo caso a essere minacciati sono l’esistenza e il funzionamento delle organizzazioni dei nostri compatrioti nell’ambito della scuola e dei teatri, la stampa indisturbata del quotidiano sloveno Primorski dnevnik, l’uso della lingua madre in determinati campi e le scritte bilingui. In poche parole lo Stato italiano se ne infischia letteralmente a tutto quanto sottoscrisse in passato in presenza di autorità rilevanti. Tale comportamento può risultare deleterio per i nostri compatrioti, perciò non possiamo attendere che le cose capitino da sole. Reputiamo che la Slovenia sia alquanto risoluta nel presentare le sue richieste al fine di internazionalizzare la questione al più presto, non aspettando la reazione dell’Italia alla quale tutto ciò non interessa affatto.
Di questi avvenimenti ne ha già parlato il presidente della Repubblica della Slovenia, Danilo Türk, che ha inoltre avvertito ai fenomeni negativi di tali atti. Sosteniamo che i deputati europei sosterranno sicuramente le nostre richieste legittime per la risoluzione di questo problema.
Forse non è eccessivo puntualizzare l’impatto della decisione della Repubblica d’Italia sui nostri compatrioti.
La pressione della recessione generale e della crisi economica comporterà un taglio ingente delle uscite finanziarie dell’Italia. Il governo ha innanzitutto deciso che provvederà a ridurre i mezzi destinati all’educazione. E’ nota l’approvazione della riforma nel Parlamento italiano, la quale è stata applicata anche ai nostri compatrioti. Tutto ciò significa un taglio significativo dei mezzi finanziari che rappresenta quasi un colpo di grazia per i nostri compatrioti nel FVG. A rischio i posti di lavoro di numerosi maestri, professori, altro personale scolastico e numerose sezioni con il programma con lingua d’insegnamento slovena. Inoltre ci sarà un taglio notevole dei mezzi finanziari ed è prevista addirittura la chiusura di scuole elementari e medie sia slovene che bilingui. Tutto ciò avverrà nelle zone di provincia dove gli abitanti sono prevalentemente di etnia slovena. Non ci rendiamo conto come tutto ciò potrà incidere fatalmente sulla nostra comunità.
Non possiamo abbandonarci alla passività, permettendo che i nostri vicini commettano tali azioni, bensì dobbiamo rientrare in azione offrendo un aiuto ai nostri compatrioti.
Abbiamo il dovere di renderci conto di uno dei valori più nobili di ogni popolo e cioè la reazione istintiva nella lotta per la sopravvivenza della nostra cultura e della lingua madre slovena, sostenendo così i nostri compatrioti in Italia con azioni concrete, appellandoci ad autorità rilevanti slovene. Dobbiamo avvertire tutti i cittadini sloveni ed europei del pericolo minaccioso della riforma Gelmini. In questo caso siamo sostenuti unanimemente da prestigiosi intellettuali ed accademici sloveni che ci hanno sostenuti nella lotta per la tutela delle scuole slovene e dei programmi didattici in  lingua slovena.
Tutti insieme ci rendiamo perfettamente conto che se al popolo viene meno l’uso della lingua e con esso la sua cultura, il fatto viene assimilato silenziosamente e ne consegue che esso muore per sempre. In questo modo potrebbero scomparire la lingua e la cultura slovena dalla penisola linguistica occidentale. Non possiamo permetterlo!
Come Iniziativa civile vogliamo stare in guardia di fronte agli avvenimenti in altri paesi confinanti quali l’Austria, l’Ungheria e altri paesi limitrofi dove vi sono insediate comunità slovene. Il nostro aiuto ai nostri compatrioti sarà sicuramente il benvenuto, per questo motivo dobbiamo mostrare e dimostrare che nel pretendere le loro legittime richieste e volontà di giustizia, essi non sono soli.


                                                                          CIVILNA INICIATIVA ZA PRIMORSKO
                                                                    INIZIATIVA CIVILE PER IL LITORALE SLOVENO

 Gori_ka cesta 17, 5270 AJDOV__INA  tel – fax.: 05 / 366 10 71