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Bruno Fabretti (n. 1923)

I Cosacchi, ormai padroni della zona, vivevano rubando vacche, maiali ed altri cibi ai contadini locali. Guai a chi si opponeva ai loro ordini. Un giorno affrontarono sulle colline ad est del paese i partigiani. Ma ebbe­ro la peggio. Perdettero diverse decine di uomini nella lotta. Nimis era isolata. I ponti sul Cornappo, sulla strada per San Gervasio ed al­tri ancora verso Nord erano stati fatti saltare. Così il paese era diviso. Da una parte Cosacchi e Tedeschi, dall'altra la rimanente popolazione e sulle colline i partigiani. Sulle sponde del torrente venivano fatte delle barricate, così nessuno pote­va passare, pena la vita. Ogni giorno sparatorie venivano sentite da una e dall'al­tra parte del torrente. Passarono in questo modo giorni e giorni di lunghe sofferenze per la popo­lazione locale che si vedeva depauperata dei propri beni materiali e morali. Una mattina, arrivarono a Nimis una decina di autoblindo. Alcuni si piaz­zarono sulla Piazza del mercato, altri salivano nella piccola borgata di Torlano inferiore. Nascosti dalle case, ini­ziarono un fuoco ripetuto verso i boschi, mentre dall'altra parte, i partigiani rispondevano al fuoco. Durante questa sparatoria, un  ufficiale delle SS veniva col­pito a morte, poi ancora un altro soldato veniva colpito. Anche un ufficiale della Repubblica di Salò, veniva colpito. A quel punto, le SS, fecero indietreggiare i loro mezzi in luogo riparato. Tutti i militari scesero dai loro mezzi e, con secchi co­mandi, ordinarono a tutti i cittadini abitanti in quel luo­go, di raggrupparsi nel cor­tile dell'osteria di fronte. In breve furono radunate oltre 35 persone, uomini, donne, bambini. Nel frattempo alcuni militari incendiarono alcune case vicine, mentre il resto della truppa era in attesa di altri soldati da Tarcento. Lunghe colonne di fumo si innalzavano al cielo e circa 30 abitazioni erano in fiamme. Finita l’azione intrapresa, giunse in loco un ufficiale tedesco, con mitra a tracolla. Gli ostaggi, radunati nel cortile, vennero condotti nella sala dell’osteria ed uno alla volta portati nella stalla. Qui li attendeva il boia, che con un colpo alla nuca li stendeva al suolo. Così si consumava la più orrenda strage del secolo.